Nel 1715 Francesco Gravina principe di Palagonia fece progettare all'architetto Tommaso Maria Napoli una delle più stravaganti residenze che si confacesse alla sua filosofia di vita; lì dove la maggior parte della nobiltà palermitana si era trasferita nel '700 iniziando una intensiva coltivazione di agrumi, aveva costruito le più belle ville barocche dell'epoca. Il Principe, di grande cultura e sensibilità e dopo di lui l'omonimo nipote, la decorarono con bizzarre figure di gnomi, folletti e giganti mostruosi, specchi concavi che deformavano le figure di chi accedeva ai saloni, prezioso marmo alle pareti nient'altro che vile pietra camuffata da vetro, tutto espressione della fragilità dell'immagine mortale insomma sottolineava volutamente il suggerimento dell'intellettuale a non fermarsi all'aspetto esteriore senza arrivare all'essenza più profonda dell'essere.


