“La più bella città dei mortali”. Così Pindaro definì Agrigento, affacciata sulla spettacolare Valle dei Templi, un vero e proprio tesoro a cielo aperto dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. E, in effetti, il panorama che si offre (in particolare dalla strada costiera) è di quelli da togliere il fiato: una distesa di templi in stile dorico e rovine archeologiche che spiccano imponenti sulla collina sacra, con davanti il mare e alle spalle il profilo di Agrigento, nel passato tra le più importanti colonie greche d’occidente.
I grandi templi dorici, risalenti al V secolo a.C., sono un esempio della grandiosa concezione urbanistica della colonia siciliana, che, proprio in quel periodo aveva raggiunto il momento di massimo splendore economico e culturale. Gli edifici sono costruiti con pietre di tufo calcareo locale, in stile dorico e sono suggestivamente rivolti verso Est, in modo da far illuminare dal sole nascente la statua raffigurante la divinità, posta all'interno della cella d'ingresso.
Il tempio di Giove Olimpico, iniziato nel 480 a.C. per ringraziare il dio Zeus per la vittoria degli agrigentini sui Cartaginesi, e mai terminato, è il più grande santuario dorico dell’Occidente. Lungo 113 metri e largo 56 metri, presentava un cornicione esterno sostenuto da colonne alte ben 20 metri alle quali si alternavano i cosiddetti Telamoni, gigantesche statue con sembianze umane. Su molti dei blocchi tufacei si notano ancora oggi particolari incisioni a forma di U, che servivano a contenere la corda con cui veniva sollevato e sistemato il blocco di pietra.
Il tempio di Giunone Lacinia, edificato intorno al V secolo a.C. e incendiato dai Cartaginesi nel 406 a.C., ha mantenuto intatto il colonnato con 25 delle 34 colonne originarie.
Il tempio della Concordia, tra le più perfette opere di architettura dorica e ancora perfettamente conservato, il cui nome deriva da un'iscrizione latina ritrovata nelle vicinanze del tempio stesso, fu eretto nel 430 a.C. e, in seguito, utilizzato come chiesa cristiana. Esternamente, sono presenti imponenti colonne e il fregio risulta ancora decorato; all’interno, sono visibili le arcate inserite nelle mura della cella centrale.
Di particolare bellezza anche il tempio di Ercole, il più antico fra i templi agrigentini, e le grandiose rovine del tempio di Giove Olimpico, caratterizzato dai telamoni, enormi figure umane in pietra. Tra il tempio dei Dioscuri e quello di Vulcano, si estende il giardino della Kolymbetra, gioiello archeologico e agricolo riportato al suo splendore dal Fai, dove alcuni sentieri si snodano in un dolce paesaggio,con piante della macchia mediterranea- tamerici, canne, pioppi,salici un agrumeto con limoni, aranci e mandarini- che stordiscono per il loro penetrante profumo.
Uno splendore è visitarli in primavera, quando fanno da sfondo alla Festa dei mandorli in fiore.


